L’Arte e il brutto

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L’Arte, quella con la A maiuscola, deve dare fastidio, lasciare un senso di smarrimento. Altrimenti è probabilmente ripetizione più o meno sterile di qualcosa che conosciamo già. Toccando certe corde profonde di cui non sospettiamo l’esistenza, l’Arte squarcia il velo della quotidianità, delle nostre sicurezze e da qui nasce lo smarrimento che si trasforma spesso in iniziale rifiuto. Ma spesso l’Arte è così potente che il rifiuto dura poco, e il nuovo canone estetico prende il sopravvento diventando la nuova normalità. Destinata prima o poi a essere sostituita da qualcosa di nuovo e, inizialmente, fastidioso (Nella musica, pensate al rock’n’roll negli anni ’50 e all’house negli anni ’80).

Ora, la testa di cane rabbioso che Givenchy propone su felpe, magliette, giacche e persino portafogli è sicuramente fastidiosa. È arte? Probabilmente sì. Questo non toglie che i costosi capi in questione (questa felpa costa 750€) siano oggettivamente orrendi. Qual è il messaggio che comunichiamo agli altri indossandoli? Forse che siamo arrabbiati col mondo? Statemi lontano? Detto questo, ci si può rifare gli occhi con qualcosa di altrettanto sconcertante ma oggettivamente bello.

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